lunedì 6 aprile 2015

Pizzo Painale (m 3248) - parete SE

Il pizzo Painale, vetta inviolata con gli sci per ovvie ragioni di difficoltà e di accesso estremamente lungo, era un sogno da anni. In una giornata non certo favorevole per il forte vento e il freddo pungente siamo andati a provarlo...
Lo attacchiamo dal versante SE, la parete che scalarono Antonio Cederna e Valesini l'1 settembre 1897 e che viene considerato il più semplice della montagna. Oggi questa parete, alta circa 200 metri,  è coperta di neve e ghiaccio con pendenze che arrivano a 60° nella strozzatura a 2/3 del suo sviluppo e una fascia di rocce basali (III, 20 metri) che vanno arrampicate.
La neve che troviamo è ghiacciata e rovinata dalle valanghe, ma il Caspoc' compie una prodezza e si lancia dalla cresta a pochi metri dalla vetta, che abbiamo raggiunto con picca e ramponi, sciando l'intera parete con leggerezza e senza commettere il benché minimo errore, anche perchè gli sarebbe fatale.

La parete SE del Painale vista dall'anticima E della punta di Vicima 2 giorni dopo. In alto si leggono ancora le nostre tracce.


Partenza: ponte nei pressi di Selva e del rifugio Erler (guado dopo il termine della strada asfaltata, m 1400).
Itinerario automobilistico: da Sondrio prendere la strada Panoramica per Teglio (SP21). Si passano Montagna (al km 2), Poggiridenti (al km 4) e Tresivio (al km 5,5). Giunti a Ponte, alla chiesetta di San Gregorio (al km 9), svoltare a sx per Teglio (SP76). Dopo una breve salita, immettersi sulla strada a sx che porta in val Fontana (al km 9,4). Si attraversano i meleti appena oltre la chiesetta di San Rocco si ignora la svolta sulla sx per San Bernardo. Si seguita sulla stretta via asfaltata che s'addentra in val Fontana. Si parcheggia appena al di là del ponte di Premelé (in assenza di neve si può proseguire in auto verso il rifugio Erler).
Itinerario sintetico:  Selva (m 1450) - alpe Vicima (m 2133) - val Molina - pizzo Painale per la parete SE (m 3248) - Selva (m 1450).
Difficoltà/dislivello in salita: 4.5 su 6 senza scendere con gli sci la parete altrimenti 5+ su 6 / oltre 1800 m.
Tempo previsto: 5 ore  per la salita.
Attrezzatura richiesta: da scialpinismo, kit antivalanga, ramponi e piccozza.

Dettagli: OSA+/AD. Pendenze fino a 60° (breve tratto), in media 45° la parete. Passi di III nella breve fascia di rocce. Cresta finale esposta e con cornici. Da affrontarsi solo con neve assestata; l'esposizione a SE fa sì che il pericolo valanghe sia alto già al mattino.

In verde l'itinerario per la parete SE del Painale (6.4.15) e in rosso quello per cima e punta di Vicima (8.4.15).


Questo avevo scritto nel n.23 de LMD e questo confermo :
"In val Fontana ho capito che, pur essendo già state salite tutte le montagne, l'alpinismo esplorativo in Valtellina non è  ancora un capitolo chiuso. Ho apprezzato la bellezza
dell'isolamento e il senso di annientamento che pervade chi vaga in luoghi di cui anni di abbandono hanno fatto dimenticare il nome.
Capitàno di una zattera in mezzo al mare, solo a pochi chilometri da casa, ho scalato sulla scorta dei racconti di pionieri appartenuti ad un'altra epoca che, come me, non avevano né tecnica, né attrezzatura, ma tanta passione. Penso a Bruno Galli-Valerio (1867-1943), ad Alfredo Corti (1880-1973), ad Alessandro Rossi e ad Antonio Cederna (1841-1920). Leggendo nei loro scritti il mio stesso spirito d'avventura, capisco come questo sia trasversale al periodo storico in cui si vive e all'attrezzatura che si utilizza. Questi uomini sono esempi virtuosi dell'alpinismo, disciplina che spesso si perde nei meandri di agonismo, campanilismo e invidie che invece ne dovrebbero essere l'antitesi. 
Se la val Fontana è terreno fertile per le ascensioni e passeggiate estive, d'inverno altipiani e cime si coprono di un folto manto nevoso che trasforma le faticose pietraie in remoti, complessi e inesplorati campi da gioco per gli sci."
Poi aggiungevo parlando della val Molina: "mi sono soffermato lassù a guardare una parete che vorrei, ma non mi sento ancora pronto ad affrontare con gli sci: la SE del Painale. Una linea l'ho in mente, ma occorre fare un po' più di pratica perché lassù non si improvvisa nulla."  

Ma torniamo ad oggi... 
Dovevamo andare a finire una gita in Valmasino, ma il meteo prevedeva uragani in quota, così alle 5:30 del mattino abbiamo ripegato sulla val Fontana. Ripiegato?
In realtà ci stiamo spostando da una gita lunga e di media difficoltà, ad una breve ma che potrebbe riservare pesanti incognite: dal Painale con gli sci non è mai sceso nessuno, e che io sappia nessuno ha mai neppure tentato di farlo.
L'auto la lasciamo nei pressi del guado sul torrente della val Combolina che precede Selva e, sci nello zaino e scarpe da ginnastica ai piedi, attraversiamo il ponticello sul torrente Val Fontana. Ecco Selva, un gruppetto di minuscole baite forse più assonnato di noi. Una brezza lieve scuote i fili d'erba e mi convince a mettere i guanti sulle mani rattrappite dal freddo rigurgito dell'inverno che spintona da qualche giorno la primavera.
In alto c'è il piatto testone del pizzo Calino, addobbato da altissimi pennacchi e cornici suicide che si spingono oltre il frastagliato bordo dell'ampia vetta.
Ci intrufoliamo in val Vicima tenendo la sx idrografica. Un sentiero striminzito ci aiuta. I bolli non ci sono, ma gli ontani e i rami recisi dai colpi di scure ci rassicurano che gli uomini passano anche di qui. Sull'altro lato della valle ci sono i resti dell'alpe Basalone, ma inutile pestar neve quando si può camminare sui prati.
A m 1800 ca. attraversiamo il greto asciutto del torrente e per pascoli rinselvatichiti e radi alberi insistiamo sulla mezzeria della valle fino ad incontrare l'agognata neve (m 1900 ca., ore 1). Appese le scarpe ad un albero, iniziamo a inanellare inversioni e vinciamo un settore ripido di neve dura (30°) e che le valanghe negli anni si sono occupate di mantenere spoglio dalla vegetazione (il sentiero estivo sale sulla sx idrografica al di là di una dorsale). Una prima conchetta a m 2027, dove il torrente risorge dalla neve e dalle pietraie, anticipa l'ultimo strappo per la piana dell'alpe Vicima, che ci appare all'improvviso con la sua quinta di vette innevate, dalla cima e la vetta di Ron, alla punta Corti, alla cima e punta di Vicima (di quest'ultima si vede solo l'anticima E).
Il vento inizia a farsi insistente e fastidioso, tanto che la nostra sosta è davvero breve.
In fondo alla piana dell'alpe, il dosso di quota m 2441 sbarra l'ovest della val Vicima e ne protegge il circo alto, mentre a N, tra le pendici del pizzo Calino a dx e una fascia rocciosa quotata m 2756, si intuisce l'ingresso sospeso dell'alta val Molina. A NO, invece, una terza vallecola sale verso la forcella di Vicima. Noi prendiamo a dx e c'inerpichiamo su per i pendii dove la forza del vento si fa proporzionale alla quota raggiunta. Aggirata da dx la barra di rocce di quota 2756 eccoci in alta val Molina. Ci spostiamo a sx e sul poggio panoramico sopra la barra rocciosa mangiamo un boccone e contempliamo l'orizzonte.
Il vento spazza le creste e le vette, il sole ne mitiga il freddo ma non la forza.
Scavalcato un cordolo morenico siamo nel catino ai piedi della parete SE del pizzo Painale, la nostra meta. Sui pendii la neve è così rovinata da sembrare la terra di un campo appena arato. Stimiamo la parete vera e propria alta circa 200 metri, fatta di liste nevose intramezzate con barre di roccia rossiccia e colate di ghiaccio. Partiamo dall'alto e cerchiamo di immaginarci ipotetiche linee di discesa, ma tutte vanno ad infrangersi da qualche parte contro i sassi. Non troviamo soluzioni di continuità per la sciata, ma comunque andremo in vetta a fare un giro.
Turbini di vento innescano vortici di neve che ci accecano e mi obbligano a rintanarmi più volte dentro il piumino nell'attesa di una tregua.
A m 3000 il pendio si impenna sempre più. Lastroni di neve soffice si crepano al nostro passaggio. Brutto segno, ma non sono quelli a preoccuparci.
Ci portiamo sulla sx della parete SE e da lì la attacchiamo, ramponi ai piedi, sci in spalla e picca alla mano. Subito siamo a 45°, poi a 50° ghiacciati. Traversiamo a dx, ma non vi è striscia nevosa che supera la barra di rocce basale, così la dobbiamo arrampicare su placche non difficili (III, 20 m), ma rese insidiose da ghiaccio e dagli sci che ci si incastrano ovunque.
Riprende la neve, dura e rovinata. Molto dura, tanto che la mia mano ci pianta gli sci e decide di lasciarli qui in basso a riposare: io non sono in grado si sciare un pendio così ripido e rovinato come quello che vedo poco sopra di noi.
Caspoc' invece è convinto di farcela, mentre lasciamo le nostre impronte sulla faccia del Painale. Non ovunque però, perchè in alcuni punti entran solo le punte dei ramponi a cui corrispondono delle tracce invisibili da lontano.
45°, poi 50°, infine una ripidissima strozzatura di 4 metri, larga 2, gelata e in cui l'inclinometro segna i 60°. Continuo a chiedermi come diamine il Caspoc' voglia venir giù di qui, mentre titubante mi faccio dare il cambio a batter traccia. Ci aspetta un traverso a dx, per neve svalangata, lastroni e una zona coperta di strani riccioli di ghiaccio.
40°, poi 45°, finché, sotto un roccione, ripieghiamo a sx e sbuchiamo in cresta. Qui la neve è soffice, affioran rocce e il vento sbuffa pulviscolo ogni volta s'intesisce. La vetta è dritta a ONO, separata da noi da una cresta che discende con regolarità sul lato sx, mentre è merlata con grandi cornici instabili sul lato opposto. Tale scenario convince anche il temarario Caspoc' ad abbandonare le armi e farsi gli ultimi metri senza sci al seguito. Non occorrerebbe specificarlo, ma stiamo quanto più possibile sul fianco sx per evitare di precipitare assieme ai blocchi di neve solleticati dal nostro passaggio e fatti vibrare in continuazione dalle folate di vento.
Solo pochi metri e siamo in cima al pizzo Painale (m 3248, ore 4). Pare di essere in aereo, attorno tutto è piccolo e lontano. Bella è la vista sulla piramide del pizzo Scalino, interessante il displuvio che s'abbassa a NO del pizzo Painale e che andrebbe indagato per future discese con gli sci.
Torniamo al deposito e mentre il Caspoc' si assetta per l'impresa, io mi abbasso fino alla strozzatura per documentarla. Inizia la discesa. Le sue curve sono strette e tutte saltate. Ad ogni risvolta migliaia di cubetti di ghiaccio precipitano giù per la parete frusciando.
Pare essere più a sua agio lui con gli sci che io con gli attrezzi che mi agganciano alla parete.
Non ha possibilità di errore, ma a vederlo muoversi non c'è neppure possibilità che ne commetta.
La strettoia viene superata con una breve derapata e poi giù a salti e con una sciata meno frenata fino alla barra di rocce. È fatta!
Lo raggiungo, ammirato gli faccio i miei complimenti, e, ripresi anche i miei sci, disarrampichiamo schiaffeggiati dal vento. Riprende la neve e anch'io coraggio. Senza più alcuna difficoltà ci lasciamo scivolare a valle.
Al poggio di m 2756 facciamo una sosta per pranzo. C'è gente alla forcella di Vicima. Tanta gente, tanti umani quanti non se ne sono mai visti quassù!
Ma l'arie è troppo fastidiosa, così, in neve finalmente trasformata, ci godiamo senza indugio la sciata fino a m 1900, dove un lembo d'erba soleggiato ci invita a concludere il pranzo e prendere un po' di sole. 
Presto il gruppo ci raggiunge: sono Giacomo, Marco, Claudio, Giorgio, Paolo, Michele e Marco. Ci scambiamo impressioni sulle rispettive gite e scherziamo un po', finché la gravità ci trasporta a malavoglia, come ogni grave, verso valle.



La traccia di salita dalla val Vicima. In verde l'itinerario per la parete SE del Painale (6.4.15) e in rosso quello per cima e punta di Vicima (8.4.15).

In alta val Molina, proprio ai piedi della parete del Painale. Alle nostre spalle il colle di val Molina e la cima di Forame sferzata dal vento.

La rampa verso le rocce basali della parete arriva a 50°. C'è ghiaccio affiorante.
Sulle rocce basali. Passi di III.
In vetta: che vento!
Nella strozzatura a 60°: ripida, gelata e gli sci passano a malapena.
Il Caspoc' scia la parte bassa della parete. 
Missione compiuta! 
La traccia di salita vista dalla lontana val Belviso. In verde l'itinerario per la parete SE del Painale (6.4.15) e in rosso quello per cima e punta di Vicima (8.4.15).


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