lunedì 31 luglio 2017

Pizzo Badile (m 3305)

Il pizzo Badile incorniciato da una inflorescenza di Campanula alpina


Io, Beno e Renzo abbiamo raggiunto la vetta del pizzo Badile il 31 luglio, in una giornata caldissima, passando per il rifugio Gianetti e la via normale per il versante S.

Per la salita ci sono servite 6 ore di marcia dai Bagni di Masino, 3 ore dal rifugio Gianetti (m 2534), dove ci eravamo recati per intervistare il gestore Giacomo Fiorelli, che ci ha intrattenuto con racconti e curiosità sulle immagini affisse ai muri del rifugio (l'intervista apparirà sul prossimo numero de LMD, a settembre 2017, contenente la III tappa del sentiero Roma).

La parte alpinistica si limita agli ultimi 500 metri di dislivello, dove si incontrano passi su roccia fino al III+ e numerosi altri alpinisti scalzanti pietre e che rendono prudente indossare il casco.

Questa splendida vetta è stata scelta tra le 24 più rappresentative delle Alpi nel volume Alpi Selvagge e la sua storia alpinistica è magistralmente raccontata da Mario Sertori in Pizzo Badile, LMD n.25 - Estate 2013.
Giunti in vetta abbiamo notato una cordata impegnata sulla Gaiser Lehmann alla NO del Cengalo, una via ardita aperta nel 1937 da due talentuosi e semplici ragazzi austriaci, a cui abbiamo dedicato il n.37 de LMD.

Dai Bagni di Masino al pizzo Badile per la via normale. Tratteggiata è invece la via Molteni.

La via normale al pizzo Badile.

Salendo in Gianetti

La Gianetti e il pizzo Badile

La prima parte della via di salita
Renzo sulla stretta cengia che recede il camino che porta alla croce di Piatta e Castelli

Passaggio esposto a 200 metri dalla vetta.


In vetta
In vetta.


Di rientro alla base




sabato 15 luglio 2017

Traversata della Cresta della Reit





La Cresta della Reit è la lunghissima barriera rocciosa che forma la sx orografica della valle del Braulio. È un muro di calcare, a tratti molto friabile, che corre per quasi 7 chilometri dal passo del Crap dell’Aquila al passo dell’Ables. Le vecchie guide della regione descrivevano questa cresta come “quasi orizzontale”, ma chiunque ci abbia messo il naso in anni recenti direbbe piuttosto “molto frastagliata, ricca di pinnacoli e intagli difficili da superare”. Questa apparente contraddizione è presto spiegata: sul versante nord, oggi costituito da interminabili gande dove si rannicchiano un interessante rock glacier e i tre lobi stremati della vedretta del monte Cristallo, un tempo si sviluppava un considerevole glacialismo capace di piallare tutti i dislivelli.
Il versante meridionale, assai più imponente, domina la Valfurva con una parete friabile e verticale (a tratti strapiombante) che arriva a 700 metri di altezza. Da questo fianco sono numerose le scariche di roccia, tanto da giustificare varie leggende. Una di queste racconta che una volta il vescovo aveva benedetto la Magnifica Terra, confinando le streghe nella valle dei Vitelli. Quindi, per dimostrare il proprio disappunto, le megere getterebbero pietre dalla Cresta della Reit verso la Valfurva.
Il toponimo “Reit” è legato ai boschi di larice che ricoprono e ricoprivano il versante meridionale del massiccio al di sotto dei ghiaioni. Sulle mappe questo nome è stato quindi storpiato: “Cresta de Lareit” poi “Cresta della Reit” e infine “Cresta di Reit”.
Di tutte le elevazioni che costituiscono la dorsale, solo alcune sono state insignite di un nome. Da O a E troviamo: il Crap de Mulina (m 2409), che col suo spigolo roccioso sovrasta l’omonima frazione di Valdidentro; il Becco dell’Aquila (m 2496), imponente pilastro roccioso la cui sommità ricorda il rostro della regina dei cieli; la cima della Reit (cima di Reit sulle mappe, m 3054), quella che domina Bormio e la più occidentale delle emergenze della dorsale a superare i m 3000; il Dosso della Reit (m 3027), punto nodale in cui sulla dorsale principale si innesta lo spartiacque dividente i Geron dal bacino della vedretta orientale del Monte Cristallo; infine la quota m 3099, la maggiore della Cresta della Reit, posta non lungi dal passo dell’Ables (m 3012).

La traversata della Reit (in rosso) e in viola la traversata della sola cima della Reit.

La nostra idea iniziale era quella di compiere l’intera traversata della Cresta della Reit per proporvela sulla rivista, ma dopo averla compiuta non ci è parso il caso di propugnare come gita autunnale una roulette russa tra pinnacoli marci e ripide pietraie sdrucciolevoli. Pertanto sul prossimo numero de LMD (www.lemontagnedivertenti.com), in uscita il 21 settembre 2017, ci limiteremo a descrivere un anello che attraversa da E a O la sola cima della Reit e calca la parte più sana della catena: per chi ama Bormio o le gite inusuali è un itinerario interessantissimo.
Per quel che riguarda la nostra avventura di oggi, mostrerò solo alcune immagini, dato che la complessità del tracciato rende impossibile una descrizione esaustiva. Vi dirò solo che al massimo si incontra il IV grado, ma anche su passi di II si possono avere i brividi tant'è pessima la roccia e grandissima l'esposizione.

Verso il Becco dell'Aquila.
Al Crap de la Mulina.

Baracche al passo Pedranzini.

Hippie in cima alla Reit.

Scendendo sul versante orientale della cima della Reit.

Scorci di una cresta marcissima.

La cima della Reit dal Dosso della Reit.

Tra le quote 3075 e 3086.

In cima all'ennesimo angusto e marcissimo pinnacolo.

Si sale su pareti totalmente instabili.

Finalmente ai piedi del passo dell'Ables.

La punta del Naso e la vedretta del Cristallo.

Scendendo nella valle dei Vitelli. In primo piano fioriture di papavero alpino.








giovedì 13 luglio 2017

Lago della Bernasca

Per completare il sopralluogo necessario per gli itinerari di due articoli che compariranno sul prossimo numero de LMD abbiamo fatto una bella scampagnata al lago della Bernasca partendo da Campo e percorrendo la val Vicima.
Una bella gira che richiede circa 6 ore di marcia.

Il sentiero da Ronco alla val Vicima.

Gigantesco abete nei pressi del maggengo di Vicima.

Il maggengo di Vicima.

Faccio una breve diversione per salire al Barghetto, da cui si domina Campo.

Il passo di Vicima visto dalla val Vicima.

Il lago della Bernasca.

Il lago della Bernasca.

Il lago della Bernasca. Sullo sfondo il gruppo Scais-Redorta.

Il lago della Bernasca.

Tornando al passo di Vicima.

Scendendo dal passo di Vicima.

Ciun al pascolo in Vicima.

domenica 23 aprile 2017

Da Ponte in Valtellina a Tirano per val Fontana, passo dell'Arasé e val Poschiavo

Per festeggiare l'ultimo giorno da sessantaseienne di mio papà, dal ponte di Castionetto (m 450) abbiamo risalito interamente la val Fontana fin quasi a Campascio, poi la valle di Laghi. Raggiunto il passo dell'Arasé (m 2602), siamo scivolati per campi di neve in val Mürasc, toccando quindi, dopo una breve risalita il passo delle Tre Croci.
Poi giù a Li Piani, Bratascia e Rossat, da cui con l'ennesimo stupendo sentiero elvetico siam giunti in mezza costa a Lughina. Rientrati in Italia abbiam seguito i sentieri, qui più sporchi, che ci hanno condotto a Ramaione, Novaglia e Santa Perpetua, da cui Tirano è a uno sputo.
Treno delle 19:08 e siamo rientrati a casa dopo 35 km di marcia e 2500 metri di dislivello positivo. Giro bellissimo!

Base swisstopo.ch

Ponte in Valtellina da Roncale.

Al pian dei Cavalli.

Le Orobie dal pian dei Cavalli.

Lo stallone dell'Arasé, l'ultimo ancora in piedi della val Fontana. Un vero monumento.

La valle dei Laghi.

La valle dei laghi coi laghi gemelli ancora gelati.

Verso il passo dell'Arasé. Sulla dx una delle cime dei Laghi.

Verso il passo dell'Arasé. Sulla dx una delle cime dei Laghi.

Verso il passo dell'Arasé. Sulla dx una delle cime dei Laghi.

Al passo dell'Arasé. Sullo sfondo il pizzo di Sareggio (m 2779)

Il versante svizzero del passo, con la val Mürasc.

Scivolate sotto il passo.

Verso il passo delle Tre Croci.

Al passo delle Tre Croci.

La val Poschiavo dai pressi di Rossat.

Tirano da Santa Perpetua.