domenica 28 agosto 2016

Periplo integrale della val di Togno: 18 vette in meno di 18 ore

È possibile compiere in giornata il periplo integrale della val di Togno per cresta? 

Certo è una domanda che nessuno si fa, perchè i più nemmeno sanno dove si trova la val di Togno, quindi figuriamoci se c'è interesse per le vette che ne ornano il perimetro. Per me non è così, perché queste sono le mie montagne preferite, pur nella loro solitudine e cattiva qualità della roccia, e a questa domanda ho voluto dare risposta mettendomi in gioco con la traversata più impegnativa che io abbia mai affrontato.
Questo progetto lo condividevo col  Caspoc' e, purtroppo, l'ho dovuto portare a termine da solo, in una domenica di agosto, nel ricordo della nostra amicizia e di tante avventure vissute assieme per i monti. 

Vi darò 2 dati per meglio inquadrare questa avventura:
oltre 30 km, di cui almeno 15 km di creste con difficoltà alpinistiche di rilievo, passi su roccia fino al IV+ e 4000 metri di dislivello per toccare le 18 vette che si elevano sulle dorsali S e SO del pizzo Scalino. Una gita a dir poco massacrante, sia fisicamente che mentalmente, perchè obbliga, per questioni di velocità, a proseguire sempre slegati. Il percorso integrale della cresta Mara-Scalino è stato finora compiuto solo da Luigi Pasini negli anni '90 (2 giorni) e da me e Fulvio Picceni nel 2007 in giornata, ma, benchè lunghissimo, costituisce solo metà dell'opera!

Nelle prime 10 ore ho scalato in solitaria con uno zaino che pesava alla partenza quasi 7 kg e che conteneva vestiti, acqua (4 litri) e cibo. Al passo di Vicima, papà, zio e morosa mi avevano nascosto il giorno prima una bottiglia d'acqua della rungia e una banana, mentre dal passo del Forame in poi mi ha accompagnato Andrea: dopo tante ore di marcia avrei potuto avere un tracollo da un momento all'altro magari su un passaggio pericoloso. Per fortuna è andato tutto liscio e il fisico ha retto il colpo. Però va sottolineato che, nelle ultime 4 vette, giacché "non ne avevo più addosso", è stato Andrea a fare da apripista, sollevandomi dal gravoso compito di cercare la traiettoria migliore e  lasciandomi così concentrare esclusivamente sui singoli passaggi. Un grazie anche ad Angelo, Nicola, Stellina & co. che ci hanno portato cibo e liquidi al passo degli Ometti, dove abbiamo pranzato e a Gioia e allo zio Luciano per la cena al passo di Cavaglia.

L'orario di partenza, le 3 di notte, l'avevo scelto in modo che tutti i settori difficili fossero attraversati con luce naturale.
Ho coperto il tratto corna di Mara-pizzo Scalino in sole 10 ore e 1 minuto, ben 4 ore in meno del concatenamento in velocità che avevo fatto nel 2007 con l'amico Fulvio Picceni e che fino a un mese fa mi sembrava non possibile migliorare. Dopo 17 ore e 40'  dalla partenza e 15 ore e 10' dalla prima cima, ero, sfinito e con un mal di piedi e di braccia fortissimo, in vetta al Palino, ultima vetta di giornata...poi ci siamo persi per il buio e la nebbia (ma questo non ditelo a nessuno!) 

Vi anticipo ora alcune immagini, ma per il racconto integrale vi rimando al n.39 de LMD, in uscita il 21.12.2016, e alla prossima newsletter de LMD!

Dalla corna di Mara al monte di Acquanegra, la prima parte del lungo concatenamento, in una foto d'archivio. La traccia in fotografia non c'entra nulla con la gita di oggi...
La sx orografica della val di Togno.

Dal pizzo Scalino al monte Palino: le ultime 6 ore di cresta.


La val di Togno e le sue vette dalla corna di Mara.

itinerario sintetico: Mara (m 1744) - Corna di Mara (m 2807) - Corna Rossa (m 2916) - Corna Nera (m 2926) - Corno della val di Pisoi (m 2910) - Corna Brutana (m 3059)- vetta di Ron (m 3136) - punta Corti (m 3073) - punta Nera (m 3080)- punta Bianca (m 3085)- cima di Vicima (m 3122) - punta di Vicima (m 3231) - pizzo Painale (m 3248) - cima di val di Togno (m 3054) - pizzo Scalino (m 3323) - monte di Acquanegra (m 2806) - munt di Cup (m 2770) - monte di Cavaglia (m 2728 )- monte Palino (m 2686) - Caspoggio (m 1200).


Luogo quota (m) Difficoltà per arrivarci Ore (concatenamento 2007 con Fulvio) Passaggi del 24/08/2016 orari previsto 28 agosto Passaggi 28 agosto chi c’è
note
Alpe Mara 1749
03.15 00.06.30 03.00 02.57


Corna di Mara 2807 1 05.00 01.38.30 04.30 04.29


Bocchetta del Torresello 2580 1 05.30 01.51.30 04.45 04.56


Corna Rossa 2916 2 06.00 02.30.30 05.15 05.26


Corna Nera 2926 2 06.20 03.06.30 05.50 05.47

da qui in avanti serve luce, inizio difficoltà alpinistiche
Bocchetta dei Camosci 2850 3
03.26.30 06.10 06.15


Corno della val di Pisoi 2910 3 07.23 03.40.30 06.30 06.28


Corna Brutana 3059 4 08.02 04.24.30 07.15 07.03


Bocchetta della Brutana 2950 4 08.20 04.39.30 07.30 07.21


Vetta di Ron 3136 4,5 09.00 05.36.30 08.15 08.02


Bocchetta Corti 2950 4 09.40 06.02.30 08.40 08.33


Punta Corti 3073 4 11.50 06.36.30 09.15 08.50


Passo di Vicima 2841 3,5 12.10 07.06.30 09.35 09.20 renzo, gioia e Luciano hanno lasciato da bere
Nascosto acqua e banana al passo
Punta Nera 3100 3,5

10.12 09.58


Punta Bianca 3100 3,5 13.15
10.20 10.16


Cima di Vicima 3122 4 13.55
10.50 10.39


Punta di Vicima 3231 4 14.47
11.30 11.32


Pizzo Painale 3248 5 15.55
12.15 12.30

è il tratto più impegnativo ed esposto della gita
Passo del Forame 2833 4 16.55
13.00 13.15 andrea
da qui in avanti andrea verrà con me
Cima di val di Togno 3054 2,5


13.44


Pizzo Scalino 3323 2,5 18.28
14.30 14.30


Passo degli Ometti 2758 3

15.30 15.17 angelo bettinelli, nicola, stellina & co.
acqua e cibo
Monte di Acquanegra 2806 3


16.06


Munt di Cup 2770 4,5


17.30


Monte Cavaglia 2728 4


18.56


Bocchetta di Cavaglia 2550 3


19.50 Gioia e Luciano
cibo e da bere, fine delle difficotà
Monte Palino 2686 2,5

20.00 20.40


Caspoggio 1400 2


23.30

scesi verso il foppa, ma poi nebbia. dirottiamo su caspoggio. Persa circa 1 ora e mezza a cercare la traccia.

La val di Togno


Ore 4.30, corna di Mara, la prima vetta di giornata.
La Valtellina dalla corna di Mara.

Rischiara e, puntuale come da programma, sono in vetta alla corna Nera. Da qui in avanti iniziano le difficoltà alpinistiche.

Autoscatto in vetta alla Corna Brutana.
Ore 15: ai piedi del pizzo Scalino.

Verso il monte Cavaglia.

Andrea sul monte Cavaglia. Sorride perché il temporale che impazzava alle nostre spalle non ci ha raggiunto, ma si è fermato al di là del confine. Da qui in avanti non ci sono più difficoltà alpinistiche.
La Valmalenco dalla vetta del monte Palino, l'ultima della mia traversata (ore 20.40).



domenica 24 luglio 2016

Pizzo del Salto (m 2665) e pizzo dell'Omo (m 2773)

Una bella gita in compagnia di Gianluca e Valentina tra le valli Caronno, Vedello e d'Ambria con le salite al pizzo del Salto, austera montagna con una parete di 600 metri che precipita in val Vedello ma che dallo stesso versante offre una itinerario senza difficoltà alpinistiche, e al pizzo dell'Omo, raggiunto per la sua poco frequentata e panoramica cresta N.
Scesi in val d'Ambria per il passo dell'Omo e il canalone di pietra a O di questo, abbiamo raggiunto la centrale di Zapello da cui, approfittando abusivamente del percorso in galleria del trenino di servizio agli impianti idroelettrici, siamo velocemente tornati ad Agneda.
Non starò a descrivervi nel dettaglio la gita, perchè i singoli tratti li trovate già negli itinerari online, ma vi mostrerò solo alcune immagini.


Il pizzo del Salto dalla sponda settentrionale della diga di Scais.

Partenza: Agneda (m 1228).  
Itinerario automobilistico: alla fine della tangenziale di Sondrio (direzione Tirano), prima del passaggio a livello si svolta a dx e si segue la strada provinciale fino a Busteggia. 100 metri oltre l'ex canile (semaforo) si prende la stradina sulla dx che sale a Pam per poi ricongiungersi all'arteria principale per Piateda Alta. Dopo circa 7 km da Sondrio si è al bivio in località Mon. Si segue sulla dx la carrozzabile che si inoltra in val Vedello fino alla centrale di Vedello (m 1000, 6 km). Mancano 2,5 km ad Agneda, ma per non avere sorprese (strada senza parapetti), è opportuno, appena si incontra la neve, parcheggiare la macchina e proseguire a piedi o con gli sci fino ad Agneda.
Itinerario sintetico: Agneda (m 1228) - diga di Scais (m 1494) - baita Cornascio (m 1599) - passo del Salto (m 2410) - pizzo del Salto (m 2665) - passo dell'Omo (m 2535) - pizzo dell'Omo (m 2773) - passo dell'Omo (m 2535) - baite Dossello (m 1595) - lago Zapello (m 1503) - centrale di Zapello (m 1425) - Agneda (m 1228) .
Tempo di salita previsto: 10 ore.
Attrezzatura richiesta: scarponi, un pezzo di corda per i più timorosi.
Difficoltà/dislivello in salita: 3 su 6 / 1450 m.
Dettagli: alpinistica PD-. Escursionistica la salita la pizzo del Salto, difficoltà di II/II+ sulla cresta N del pizzo dell'Omo con un breve passo di III.

Mappe: Kompass n.104 - Foppolo - Valle Seriana, 1:50000



L'itinerario più semplice di salita al pizzo del Salto dalla val Vedello.
La parete di roccia a N del passo del Salto. In secondo piano il pizzo Cerec.
Sulla facile cresta NE del pizzo del Salto, caratterizzata da numerose lame di roccia verticali.
In vetta al pizzo del Salto. Sullo sfondo la diga di Scais e il pizzo di Rodes.
Il tracciato per concatenare pizzo del Salto e pizzo dell'Omo e quindi scendere per il passo dell'Omo in val d'Ambria.
Il pizzo del diavolo di tenda dalla vetta del pizzo dell'Omo.
Dente di roccia strapiombante al passo dell'Omo.
Il lago Zapello prosciugato.
Il lago Zapello 3 settimane prima.




lunedì 18 luglio 2016

Pizzo Gro (m 2653)


La vetta strapiombante del pizzo Gro e il pizzo del Diavolo di Tenda.

Il pizzo Grò è una montagna strana e imponente, che ben vedo dalla finestra di casa mia a Montagna. La vetta è costituita da un grande monolite scuro e strapiombante sul lato bergamasco che poggia sulla larga mole del monte. E non solo: l'intero edificio sommitale è costituito da giganteschi blocchi accostati l'uno all'altro, presentanti talvolta profondissimi crepacci che non ne rendono facile l'attraversamento, come può constatare chi si avventura lungo la sua cresta NE.
Non esistono itinerari semplici per raggiungere la vetta del pizzo Grò: almeno il III grado lo si deve affrontare.

Dalla Motta di Scais, il tracciato di salita al pizzo Gro.

La prima salita al pizzo Gro fu effettuata da Giovanni Bonomi e Giancarlo Messa nell'agosto 1909 per il versante S (difficile e oggi crollato e praticamente inespugnabile). La mia salita di oggi, che ricalca la gita che avevo fatto nel settembre 2007, si rifà a quella di Alfredo e Nello Corti del 5 luglio 1935 e sfrutta un erto colatoio per raggiungere la valle sospesa sul versante O del monte.


Partenza: Agneda (m 1223).
Itinerario automobilistico: dal Campus scolastico di Sondrio si prende la SS38 in direzione Tirano fino alla fine della tangenziale. Poco prima del passaggio a livello si svolta a dx e si segue la SP che unisce Montagna Piano e Piateda  fino a Busteggia.  100 metri oltre l'ex canile si prende la stradina sulla dx che sale a Pam per poi ricongiungersi all'arteria principale per Piateda Alta. Dopo circa 7 km da Sondrio si è al bivio in località Mon. Si segue sulla dx la carrozzabile che si inoltra in Val Vedello. Poco oltre la Centrale di Vedello (m 1000, 6 km ) il fondo diventa sterrato misto cemento. Dal bivio Ambria-Agneda in meno di 3 km si è al fondo della piana di Agneda, dove si lascia la machina.
Itinerario sintetico:  Agneda (m 1223) – diga di Scais (m 1454) – ex miniere d'uranio della val Vedello –  piz Gro (m 2653) per il versante NO.
Tempo di percorrenza previsto: 7 ore per l'intero giro.
Attrezzatura  richiesta: scarponi, imbraco, corda e fettucce. Utili un paio di chiodi se si volesse scendere in doppia.
Difficoltà / dislivello in salita: 4- su 6, 1430 metri di dislivello in salita .
Dettagli: PD-. Tratti su roccia fino al III.

Tracciato di salita dalla val Vedello.

Tracciato di salita dalla val Vedello, esattamente dai piedi delle miniere (m 1750 ca).


In uno splendido pomeriggio d'estate voglio ripetere la salita al pizzo Gro che avevo fatto nel 2007 e dalla vetta tentare la discesa per la cresta NE che non ho mai percorso.
Salgo alla diga di Scais per la carrozzabile, poi seguo la medesima sulla sponda S della diga, raggiungo la costruzione di metallo da cui partiva la funicolare per le miniere d'uranio, quindi per la sgangherata e vecchia rotabile di servizio mi porto ai piedi delle miniere, dove un ruscello imbrigliato si getta nel torrente Vedello (m 1750 ca).
Il Piz Gro mi guarda lassù in alto. Dai pressi della vetta c'è una vallecola detritica che scende da E a O e pare piuttosto agevole, se non per il fato che è sospesa. Per accedervi vedo come unica soluzione un largo colatoio di roccia che si trova in fondo ad essa (O) e che guarda la diga di Scais.
Per la rotabile di servizio delle cave mi porto fino a circa m 1950, per spostarmi poi decisamente a S su detrito fino alla base del colatoio. 
Inizia una divertente arrampicata di circa 50 metri su roccia compatta (max III). Gli appigli sono pochi, ma buoni. La roccia è uno strano agglomerato di cristalli variopinti. Sto inizialmente al centro del colatoio, poi seguo la ripida cengia obliqua che si diparte sulla sx e porta a una fascia di vegetazione. Piego a dx e preso eccomi nella valle sospesa (m 2200 ca, ore 3).
La risalgo nel centro, costretto ad arrampicare su ulteriori brevi salti rocciosi. Le pendenze sono forti,  le zanzare - inaspettate a quest quota - rompono le palle. A m 2500 incontro il glacionevato del Piz Gro.

Lo salgo con prudenza perchè le scarpe da ginnastica hanno poca aderenza su neve ripida. Un'alta torre a dx parrebbe la cima, ma non lo è: meglio non farsi ingannare!
Mi porto a sx dove per rocce marce e qualche canalino arrivo su un ulteriore ripiano. Finalmente vedo la vetta, alla mia sx. Sembra sia stata appoggiata sul monte in qualche tempo remoto. L'avvicino con sospetto.
Per toccare l'ometto di vetta, ben più misero di quello del 2007 forse in seguito a un crollo, devo di nuovo arrampicare (II+ su placche) sulla faccia NO fino all'aerea vetta del piz Grò (m 2653, ore 1:30).
Il cocuzzolo è stranissimo: lato bergamasca è a sbalzo e i roccioni che lo sostenevano sono caduti in val Brembana oltre cent'anni fa. Le creste che si dipartono verso NE e SO sono tormentate e ricche di guglie dalla forme più bizzarre.
Non mi resta che ammirare il paesaggio e sua maestà Diavolo di Tenda, prima di tornare sui miei passi, non senza aver tentato un'improbabile attraversata senza attrezzatura sulla cresta NE, dove torri e profondi crepacci mi fanno desistere del proseguire.
Al termine del vallone sospeso, anzichè disarrampicare sulla dx per la via dell'andata, raggiungo il poggio erboso sulla sx. Dalla selletta a E del poggio ha inizio una traccia dei camosci (sx) che per cenge e per placche traversa il fianco del monte e mi deposita sui ghiaioni della dx orografica della val Vedello, fine delle ostilità.

Il rodes e la val Caronno viste da quota m 2450.

Il pizzo Gro incorniciato dalle fronde degli alberi.